Cosa accade sul tuo sito? Le basi del monitoraggio web

Cosa accade sul tuo sito? Le basi del monitoraggio web

Questa vuole essere un’introduzione al monitoraggio web, e più in particolare alle statistiche di un sito. Mentre su Facebook, Twitter ed altri social network ho una panoramica di quello che accade al mio profilo senza dover compiere alcun intervento, un sito web non offre nessun dato se non preventivamente configurato a farlo. Ed avere un sito che non fornisce dati è come leggere un libro senza capirci nulla…

Primo strumento fondamentale: Google Analitycs

Google Analitycs nasce come strumento gratuito e di semplice installazione per qualsiasi sito web. Non è infatti legato al software o codice utilizzato, dal momento che la sua attivazione richiede l’inserimento di una stringa di html all’interno del mio sito: per WordPress, Magento, Drupal, Joomla e molti altri CMS tale integrazione è peraltro gestita da plugin di semplicissima attivazione. La sua immediatezza, il dettaglio delle informazioni fornite ed il fatto che i dati vengono rilevati “in famiglia” (strumento Google che lavora sul motore Google) ne hanno decretato il successo e la definizione di standard presso che universale per le statistiche web. Vediamo alcune delle informazioni che, in modo semplice o dopo opportuna configurazione, Google Analitycs è in grado di fornirmi:

– numero di visitatori, di visitatori unici e di visitatori di ritorno
– provenienza della visita (motore di ricerca, immissione diretta del www, referral – ovvero social network o altre fonti con link diretti al sito web, adwords, ecc…)
– dati geografici e demografici della visita (paese, località, età, sesso ecc…)
– dati tecnologici della visita (browser, dispositivo, rete provider)
– dati di comportamento (permanenza sul sito, pagine viste, coinvolgimento, pagine di uscita ecc…)
– azioni eseguite (click, download, lettura articolo ecc…)

Ovviamente mi sono soffermato sui principali, peraltro non tutti visualizzabili con la configurazione di base: ad esempio le azioni compiute dai visitatori (a parte i click sulle pagine) possono essere raccolti solo dopo avere opportunamente individuato ed impostato i cosiddetti “eventi”. In sostanza, Analitycs sa che al verificarsi di “x” (esempio click su “compra ora”) deve far partire una segnalazione, che sarà poi raccolta a livello statistico.

Le informazioni sopra elencate sono già in grado di fornirmi risposte importanti… Da quelle basilari, come il numero di visite ricevute ed il loro effettivo livello di interesse (un utente che spende 8 secondi sul mio sito difficilmente sarà stato realmente interessato ai contenuti proposti), a quelle che richiedono magari qualche filtro ed incrocio di dati, quali ad esempio le pagine che “funzionano maggiormente” ed eventuali problemi di fruizione da particolari browser o dispositivi. Ma per avere opportune risposte in ambito SEO, Analitycs da solo non basta…

Secondo strumento fondamentale: Google Webmaster Tool

Mi è capitato diverse volte di parlare con clienti che conoscevano benissimo le caratteristiche principali di Analitycs, ma ignoravano totalmente GWT. Il motivo è presto detto: GWT non mi fornisce indicazioni sulla resa del mio sito, ma solo dati tecnici per la SEO. Tuttavia, il suo utilizzo non dovrebbe essere riservato ai soli operatori SEO, ma anche ai clienti che vogliono avere dati concreti inerenti la provenienza organica dei visitatori. Chiariamo meglio questo aspetto.
Google Analitycs ha una sezione denominata ACQUISIZIONE al cui interno viene fornito il dettaglio circa la provenienza effettiva delle visite al sito. Tuttavia, laddove il mio interesse ricada sulle visite dai motori di ricerca, i dati che mi vengono forniti sono spesso incompleti: posso trovare gran parte delle visite allocate sotto la voce “not set” o “not provided”, che significano in sostanza che la navigazione dell’utente non ha lasciato traccia della keyword di provenienza (per motivi sui quali non mi dilungo). Come fare quindi a sapere con quali parole chiave sono stato “trovato”? Mi viene in aiuto, appunto, Google Webmaster Tool: creando infatti il collegamento tra l’account Analitycs e quello di GWT, in automatico avrò l’indicazione esatta della keyword di provenienza, che viene di fatto visualizzata in Analitycs “interrogando” il database di GWT. Ma non è questa l’unica utilità offerta dal Webmaster Tool anche ai non addetti ai lavori: come fare a sapere se, quanto meno, tutte le pagine del mio sito sono correttamente indicizzate, ovvero inserite nel database di Google e proposte tra i risultati di ricerca ? GWT è l’unico tool in grado di fornirmi questo dato in modo attendibile. In questo modo, posso sapere se ci sono risorse (testi, immagini) che al motore di ricerca non piacciono perchè, in qualche modo, non rispettano i parametri da esso dettati. Un esempio? Pagine duplicate, contenuti penalizzati, errori tecnici che ne impediscono l’indicizzazione, e molto altro.

In sostanza, per iniziare, possiamo dire che GA + GWT possono offrirmi una visione di partenza di come si sta comportando il mio sito web, in modo da non farmi trovare impreparato e poter correggere eventuali errori che ne compromettono la resa. Il tutto in modo abbastanza semplice e, soprattutto, assolutamente gratuito!


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