Google e le penalizzazioni algoritmiche – Parte 2

Google e le penalizzazioni algoritmiche - Parte 2

Continuiamo la nostra rapida disamina delle principali penalizzazioni algoritmiche (non visibili o tracciabili in alcun modo) applicate nel 2019 da Google, dalle quali devi guardarti per non compromettere, a volte in modo irrimediabile, i risultati in termini di posizionamento organico del tuo sito.

Nell’ultimo articolo visionabile qui abbiamo analizzato le penalizzazioni applicate da alcuni degli algoritmi più importanti ed, allo stesso tempo, maggiormente conosciuti nel mondo SEO: Panda, Penguin, Exact Match Domain e Pirate. Manca all’appello RankBrain, del quale abbiamo spesso parlato in passato considerando la sua importanza nella valutazione della qualità dei contenuti, ed altri algoritmi minori ma dei quali è utile conoscere qualcosa.

Hummingbird/RankBrain

Exact-match keyword targeting

Come ormai saprai se hai seguito il nostro blog, Hummingbird (2013) e RankBrain (2015), sono preposti a riconoscere l’intento di ricerca dell’utente: interpretare la query e fornire quindi la miglior risposta è la loro missione, ed ogni tentativo di manipolare tale comportamento, per indurlo fondamentalmente in “errore”, se individuato, porta a pesanti penalizzazioni algoritmiche. Una di queste tecniche consiste nell’utilizzo di termini che coincidano con la keyword di ricerca dell’utente, che diventa pericolosa quando viene utilizzata in modo non naturale o troppo frequente.

Assenza di contenuti rilevanti

La rilevanza è il concetto fondamentale nella SEO ed alla quale si riconducono molte delle azioni di Google: laddove una pagina abbia diversi riferimenti ad una specifica query, ma non contenga, al suo interno, argomenti da Google ritenuti strettamente connessi e rilevanti per l’utente finale, essa viene classificata come di bassa qualità. Difficilmente, salvo radicali interventi sui testi, tale pagina potrà ottenere un buon posizionamento sulla query specifica.

Pigeon/Possum

Inconsistenza del NAP

Quando parliamo di Pigeon (2016) o del recentissimo Possum (2018), stiamo parlando degli algoritmi preposti ad ottimizzare e migliorare il posizionamento locale: per anni Google ha dovuto affrontare il problema di un posizionamento generico che lasciava poco spazio a quello geo-localizzato, e solo in tempi recenti la situazione è cambiata in modo sostanziale. L’acronimo NAP sta per Name Address Phone (number), ovvero i dati principali che identificano un business locale: guai se il tuo sito rappresenta un’attività del territorio e non contiene in posizione facilmente leggibile da Google tali informazioni!

Assenza nelle directory locali

Il motore di ricerca presuppone, più o meno a ragione, che un’attività di una certa importanza attiva in una determinata area geografica sia in qualche modo richiamata, sponsorizzata o almeno citata all’interno di directory legate a quelle stessa area (parliamo a livello locale, regionale o nazionale): laddove non trovasse alcun riferimento specifico, potrebbe insospettirsi e ritenere quindi particolarmente “debole” la penetrazione del tuo negozio o attività nel mercato locale.

Configurazione My Business non conforme

Google My Business forse non porterà contatti ma, come sempre diciamo a tutti i nostri clienti, ha un’importanza fondamentale nel posizionamento organico locale. E’ un vero e proprio database di confronto per il motore, che deve trovare corrispondenza non solo del NAP e delle tipologia di attività, ma anche eventualmente di altre informazioni più specifiche quali orari di apertura e link social. Attenzione quindi a curare e sopratutto aggiornare il tuo profilo.

Fred

Contenuti superficiali

L’ultima cosa che Google vuole mostrare ai propri utenti è un sito povero di contenuti e concepito principalmente per monetizzare con pubblicità, link o, in generale, pagine poco fruibili e la cui lettura non costituisce un valore aggiunto per il visitatore. I cosiddetti “thin content” sono pertanto una minaccia seria per il tuo sito, parliamo in qualche modo di penalizzazioni simili a quelle di RankBrain ma di impatto più rilevante: di fatto i “thin content” sono visti come veri e propri contenuti spam.

ADS eccessivi

Una presenza eccessiva di banner, pop-up o altri strumenti di monetizzazione non vengono visti di buon occhio da Google: e per fortuna, diremmo noi. Quindi attenzione quando ospiti questa tipologia di servizi (pagati anche profumatamente da Google stessa…) a non eccedere o, quanto meno, a distribuirli in modo uniforme sulle pagine.

Barriere utente

E’ questo un aspetto collegato strettamente al concetto di cui sopra: laddove la presenza di pubblicità, di call to action particolarmente invadenti o di pop-up pregiudichi la corretta fruizione del sito da parte del visitatore, scatta la penalizzazione del nostro amico Fred. Un sito difficile da navigare è un sito ritenuto poco importante dal motore di ricerca.

 

Non abbiamo parlato del Mobile-first indexing o del Page Speed Update, ma volutamente, essendo forse due degli algoritmi più conosciuti anche dai SEO alle prime armi: di importanza ormai fondamentale, riteniamo acquisito che il tuo sito ne rispetti pienamente i requisiti. Oppure no? Come sempre noi siamo qui per ogni evenienza: info@websenior.it


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